Serpeggia tra i miti, sulla terra....Angizia, dea della vita e della morte, della salute e delle stagioni/ IIs serpent à travers les mhytes sur la terre...

“E io porrò inimicizia tra te e la donna…” Così sta scritto en tois biblìois .
Da sempre una paura ancestrale accompagna il fascino indiscusso che esercita il potere evocativo di tutto ciò che striscia, sulla terra e dentro il cuore e la mente dell’uomo.
I serpenti circolano nei miti di tutto il mondo, lo sapete. Abbiamo già detto di quelli che Hera aveva mandati a uccidere il piccolo Ercole. E Medusa? Ve la ricordate Medusa? Che teneva in testa? Serpi aggrovigliati come una chioma riccia.
Ancora il serpente era simbolo del dio della medicina greco, Esculapio, o Asclepio.
Pensate che i malati che arrivavano presso il suo tempio a chiedere la grazia della guarigione (né più né meno come oggi molti vanno nei santuari cristiani) venivano messi in una costruzione circolare articolata in due anelli concentrici: si narra che in uno di essi venissero messi dei serpenti, mentre il malato restava lì l’intera notte. Se al mattino non era morto per il veleno era certamente guarito, diventando per altro anche immune!! Un vero giudizio di Dio! Se era degno, guariva, sennò, per la comunità non lo aveva meritato….
Addirittura Asclepio aveva il potere di riportare in vita i morti!! E dopo la sua morte Asclepio venne assunto in cielo dove divenne la costellazione …. Ofiuco, il serpente.
Del resto, aveve mai fatto caso alle porte delle nostre moderne farmacie? C'è sempre un serpente.
Eh sì, perché farmaka significava allo stesso tempo medicina e pure veleno.
Che abbia a che vedere anche con la magia? Far..maka/maga… bah che strane associazioni andiamo a fare, vero?
Nella tradizione biblica il serpente è quel diavolo che diede la mela a Eva.
Ma prima di diventare un diavolo tentatore, il serpe era femmina. Era la vita che non muore ma cambia solo pelle, poiché aveva rubato a Gilgamesh l’erba dell’immortalità. E ancora prima era la terra feconda, poiché in essa cercava riparo finché le sue uova non erano pronte.
Per i primi popoli che cercarono di dare forma alle risposte alle loro domande la terra era la Grande Madre. La chiamavano Iside e Demetra, Cerere (Kerres) e Afrodite.
E accanto a loro, o nelle loro mani, spesso ponevano la serpe.
Nell’Abruzzo italico, preromano, la divinità arcaica che incarnava la Grande Madre si chiamavano Maja e nel territorio dei Marsi Angizia. Due, ma spesso confuse in una sola. Quando la cultura abruzzese di età arcaica entrò in contatto con il pantheon greco-romano, Angizia venne riconosciuta nelle personalità “esotiche” di Afrodite-Venere e Demetra-Cerere. Perciò esse non soppiantarono il culto locale di Angizia, ma ad essa si affiancarono, in una fitta trama di rimandi, allusioni, misteri. Perché in ciascuna di queste divinità rivive un ricordo della Grande Madre, la dea del ciclo morte-rinascita, detentrice di arcani poteri femminili, genitrice di ogni magia.

(image realisée par Mimmo Iodice)
La Maja abruzzese è profondamente diversa da quella, più nota, del mito greco. La nostra, sposa di Zeus e madre degli dèi e degli animali, come la canta Lucrezio, aveva un mantello color arcobaleno e, arrivando dalla Frigia, approdò sul suolo abruzzese, dove poi fu Ortona. Aveva un corteggio di amazzoni dai grandi orecchini e dal corpo gigantesco, trasparente come l’aria azzurra. Tra le braccia stringeva il suo ultimo figlio, gigantesco anche lui e bellissimo, gravemente ferito in uno scontro cosmico. Una lancia gli aveva trafitto il costato e i begli occhi neri languivano.
Per sottrarlo ai nemici, lo nascose nei boschi montani deserti, sempre portandolo tra le braccia, finché lui morì. Maia lo seppellì sul Gran Sasso dove ancora oggi, sulla terza vetta verso occidente, si vede il tumulo. Lei continuò a vivere sulle nostre terre e quando si spense, le amazzoni pensarono che per la Grande Madre la tomba naturale, immensa, fosse la montagna che da allora prese il suo nome, Maiella. E dalla Frigia pare arrivare anche Angizia, se è vero che era KirKe, l’incantatrice di serpenti sorella di Medea. Angizia era anche il nome della città marsicana nella quale era venerata: Lucus Angitiae, il bosco sacro di Angizia, che proprio qui, sulle montagne della Majella, lo scoglio di Maja, ai bordi del grande lago del Fucino, oggi prosciugato, aveva il suo tempio terrazzato.

Quando arrivò Roma, non estirpò i culti locali, ma li affiancò per inglobarli. Così ad Angizia si sovrappose dapprima la Bona Dea, quella dea della prosperità e della fecondità di cui non si poteva pronunciare il nome, conosciuta e invocata anche come Fortuna, Anna Perenna, Neriennes (Minerva), Pales, Cerere, Tellus, Dea Dia (la luminosa primavera), Vesta. La Magna Mater: anche S. Agostino, nel De civitate Dei, VII, 16, ci informa che la Magna Mater era ritenuta uguale alla Terra, a Cerere, a Giunone.
Anche per Angizia c’è confusione con il mito greco. Nel V secolo d.C. Servio scriveva che era Medea giunta presso i Marruvii del Fucino: “Per questo i popoli chiamarono Medea Angitia, perché aveva insegnato gli incantesimi per soffocare i serpenti”. “Hic ergo populi Medeam Angitiam nominaverunt, ab eo quod eius carminibus serpentes angerent”.
Dicono infatti che Medea portò il figlio Marsio nel cuore della regione che da allora si chiama Marsica, e vi insegnò migliaia di sortilegi e di incanti. Per altri Marsio è figlio di Circe (Kirke) ma è comunque lui che insegnò ai Marsi il dominio sugli animali e l’arte di capire il loro linguaggio e farsi capire da loro. Infatti quando i ciaralli, i serpari, cantano, i serpenti si avvicinano fino a lasciarsi prendere. Anche Plinio racconta di queste nenie marse, ereditate da Medea, e Virgilio dice che i Marsi sanno soffiare nel corpo di un serpente fino a farlo scoppiare.
In un secondo tempo ad Angizia venne preferito il culto di un principio maschile, quello del genio italico di Ercole. La marsicana Angizia (che coincideva con la peligna Anaceta) aveva ormai passato il testimone ad Ercole. E c’è un interessante ricordo di Ovidio, che ci giunge tramite la tradizione rumena (ricorderete che egli finì la sua vita da esiliato sul Mar Nero, a Tomi). Lo studioso Marin. Mincu, nel suo "Il diario di Ovidio", Bompiani 1997, pag. 228 fa dire al poeta sulmonese: "... Ricordo con nostalgia la mia infanzia spensierata, quando a Sulmona maneggiavo i serpi sull'ara di Ercole Curino".
L’area terrazzata manterrà poi il suo carattere sacro anche in era cristiana: l’eremo di Celestino V sorge proprio al di sopra del tempio che fu di Ercole e prima ancora di Angizia/Anaceta.


Il cattolicesimo infatti comprese che sarebbe stato fatale soppiantare il paganesimo dei “luci” e dei borghi, rurali e montani, se all’antitesi ideologica non avesse preferito la concessione al sincretismo, la prima forma di mediazione culturale. E su consiglio di S. Agostino consacrò a Dio quelli che erano stati i boschi sacri.
Così S. Domenico ha preso i poteri di Angizia, e dispensa ancora oggi nella Marsica la protezione divina che fu sua sugli uomini e sulle serpi.
Questa è la festa dei serpari, a Cocullo: serpari detti ciaralli, gli incantatori di serpi che ripetono oggi le nenie insegnate ai loro avi da Angizia. Dicono che quando i serpari cantano le serpi escono fuori e si lasciano prendere. Una festa in cui il cristianesimo e il paganesimo ritrovano il comune codice genetico che fa tornare ogni anno tanta gente a toccare Angizia, la serpe e la veste del santo su cui essa scivola mansueta. Si tiene la prima settimana di maggio e anche il periodo della festa è ancestrale e si ritrova molto simile, se non uguale, in molte aree culturali, per esempio nel mondo celtico, dove il 1 ° maggio si celebrava la festa di una divinità legata ai culti dell’acqua e del serpente, Beltane, ma anche dell’Apollo celtico, il Sole Guaritore.
Acqua e Serpente, Vita e Conoscenza, si ritrovano dunque nei culti ancestrali di ogni gente.
Angizia, da cui forse anguis, la serpe. Angizia che aveva dimorato in una grotta e aveva imparato l’arte di conoscere il bosco e le sue piante medicamentose, e di preparare sieri in grado di guarire dal veleno delle serpi.

Angitia, figlia di Eeta, per prima scoprì le male erbe, così dicono, e maneggiava da padrona
i veleni e traeva giù la luna dal cielo; con le grida i fiumi tratteneva e, chiamandole,
spogliava i monti delle selve.

Silius, Punicae, libro VIII, 495-501

Detentrice del potere di dare la salute attraverso la manipolazione dei farmaka e la preparazione di filtri e pozioni, talismani e amuleti, Angizia era un po’ Circe e un po’ Medusa. Ma benevola, taumaturga. E perciò venerata con il dono di gioielli e statuette votive. Angizia era la maga, la fattucchiera, la dottoressa, in quel sostrato culturale popolare dove ancora oggi la conoscenza e l’uso sapiente dei doni della natura sono considerati quasi magia.
Afrodite, Demetra, Angizia: la vita in potenza, la vita manifesta nella maternità, la vita restituita.

Il sigillo di Angizia, conservato dal III secolo a.c., la rappresenta con due rettili nella mano sinistra. A San Benedetto dei Marsi ancora oggi la ‘ngizzia è il nome della biscia nera e ‘ngizziare è il nome che indica il mordere delle serpi.
La leggenda di questa antica dea vive tuttora nella conca del Fucino. Angizia abitava una grotta dalle parti di Pescina, e di notte appariva come una matrona alta, bellissima, con un diadema di pietre preziose sul capo. Amava passeggiare sulle rive del lago di cui era genio tutelare. A luna nuova, si innalzava lentamente fino a che, eterea e gigantesca sfiorava con il diadema il cielo notturno. Poi si tuffava nell’acqua limpida. I Torlonia prosciugarono il lago derubando la dèa della sua delizia e lei divenne malinconica. Prima del terremoto del 1915 che distrusse la Marsica, e molte altre volte ancora, la leggenda vuole che fu vista piangere per la sventura che incombeva sulla sua gente.
Qualche anziana donna porta ancora il nome di Angizia con la fierezza di chi conserva un segreto, un potere antico.

En français:


«Et je mettrai inimitié entre toi et la femme ..." Alors qu'il est écrit en tois biblìois .

Toujours la peur ancestrale accompagne la fascination incontestable evoquée par tout ce qui se meut sur la terre et dans le cœur et l'esprit de l'homme.
Les serpents circulent à travers les mhytes du monde entier, vous savez.
Nous avons déjà dit ce que Héra avait envoyé pour tuer le Hercules bébé. Et Méduse? Vous souvenez-vous Méduse? Qu’est ce qu’elle tenait dans sa tête? Serpents. Cheveux enchevêtrés comme une chevelure bouclée
Même le serpent était un symbole du dieu grec de la médecine, Asclépios ou Esculape.
Pensez-vous que les patients qui arrivaient à son temple pour demander la grâce de la guérison (plus ou moins comme aujourd'hui, nous avons les pélérinages aux sanctuaries chrétiens) ils étaient placés dans un temple circulaire divisé en deux cercles concentriques: on dit que entre l'une d’elles étaient les serpents, tandis que le patient restait là toute la nuit. Si la matinée il n’était pas mort par le poison il était certainement guéri. Un verdict de Dieu! Si cela valait la peine, la guérison, sinon, pour la communauté le patient n'avait pas mérité ....
Même Asclépios avait le pouvoir de ressusciter les morts! Et après sa mort, Asclépios fut enlevé au ciel, où il est devenu la constellation. ... d’Ophiuchus, le Serpent.
Vous n’avez jamais regardé les portes de nos pharmacies modernes? Il ya toujours un serpent.
Ah oui, parce que Farmaka signifiait à la fois les médicaments et même le poison.
Cela a à voir avec la magie? Far .. maka / maga ... bah étranges associations que nous allons faire, non?
Dans la tradition biblique, le serpent est le diable, qui donna la pomme à Eve.
Mais avant de devenir un tentateur, le serpent était femme, le feminine. C'était la vie qui ne meurt jamais, mais ne change que la peau, parce qu'il avait volé à Gilgamesh l'herbe d'immortalité. Et encore il y avait plus longtemps était la terre fertile, car il visait abri jusqu'à ce que ses œufs n'étaient pas prêts.
Pour les premiers peuples qui ont cherché à façonner les réponses à leurs questions, la terre était la Grande Mère. Elle était appelée Isis et Déméter, Cérès (Kerres) et Aphrodite.
Et auprès d'elles ou dans leurs mains, souvent ils plaçaient le serpent.
Dans les Abruzzes italiques, pré-romaines, l'ancienne déesse qui incarnait la Grande Mère étaiet appelée Maja et dans le territoire des Marses Angizia. Deux, mais souvent mélangées en une seule figure . Lorsque la culture desAbruzzes de la période archaïque est entré en contact avec le panthéon gréco-romain, la personnalité d’Angizia a été reconnue dans les déesses "exotiques" Vénus,-Aphrodite et Déméter-Cérès.
Ces déesses donc n’ont pas supplanté le culte local d’Angizia, mais elle est accompagnée dans un dense réseau de références, d'allusions, de mystères. Parce que, dans chacune de ces divinités ravivait le souvenir de la Grande Mère, la déesse de la mort du cycle de la renaissance, détentrice des pouvoirs mystérieux de la femme, la mère de toutes les magies.

La Maja des Abruzzes est profondément différente que celle plus célèbre de la mythologie grecque. Chez nous elle est l'épouse de Zeus et mère des dieux et des animaux, et, comme dans le chant de Lucrèce, elle avait un manteau couleur d’arc en ciel, et venant de Phrygie, elle arriva sur le sol des Abruzzes, où plus tard on fonda Ortona. Elle avait un cortège d'amazones aux grandes boucles d'oreilles et les corps de géant, transparentes comme le bleu de l'air. Dans ses bras elle avait son dernier fils, lui aussi grand et beau, gravement blessé lors d'un affrontement cosmique. Une lance avait transpercé son côté (vous vous ne souvenait rien?) et les noirs beaux yeux languissait.
Pour échapper à ses ennemis, se cacha dans les bois déserts de la montagne , portant toujours dans ses bras le fils jusqu'à sa mort. Maia l'enterra sur le Gran Sasso, où même il est aujourd'hui, le troisième pic à l'ouest, on peut voir le monticule. Elle a continué à vivre sur notre terre et quand elle mourut, les Amazones pensèrent que le tombeau naturel de la Grande Mère ne pouvait etre que l’immense montagne qui a depuis pris son nom, Maiella.
Elle semble venir de Phrygie, Angizia, s'il est vrai qu’elle était Kirke, la charmeuse de serpents sœur de Médée. Angizia était aussi le nom de la ville des Marses dans laquelle elle était vénérée: Lucus Angitiae, le bois sacré où avait son temple à térraces Angizia, ici dans les montagnes de la Majella, le rocher de Maja, au bord du lac de Fucino, aujourd'hui asséché.
Quand ici arriva Rome, ne déracina pas les cultes locaux, mais elle posa les siens à côté d'eux, pour les inglober. Ainsi, d’abord, Angizia fut applelée Bona Dea, la déesse de la prospérité et la fécondité de laquelle on ne pouvait pas prononcer le nom, connue et citée aussi comme Fortuna, Anna Perenna, Neriennes (Minerva), Pales, Cérès, Tellus, Dea Dìa ( Le printemps vif), Vesta. La Magna Mater, la Grande Mère: aussi S. Augustin dans De civitate Dei, VII, 16, nous informe que la Magna Mater était considéré comme Terre, Ceres, Juno.
Il y a confusion avec le mythe grec. Au Ve siècle, D.C. Servius a écrit que Médée était arrivée chez les Marruves sur le lac du Fucino: «C'est pourquoi on appelait Medea Angitia parce qu'il enseignait les sorts d'étouffer les serpents." «Hic ergo populi Medeam Angitiam nominaverunt, ab eo quod eius Serpentes carminibus angerent”.
Ils disent que Médée prit son fils, Marsius, dans le coeur de la région qui a appelé depuis Marsica, et qui appris milliers de sorts et charmes. Pour d'autres, Marsius est le fils de Circé (Kirke), mais c'est lui qui a enseigné Marsi domination sur les animaux et l'art de comprendre leur langue et être compris par eux. En fait, quand les Ciaralli, les Serpari, chantent, les serpents sont près de se faire prendre. Pline parle aussi de ces chants Marsicains , hérités de Médée, et Virgile dit que les Marses savaient souffler dans le corps d'un serpent, jusqu'à ce qu'il éclatait .
Dans un second temps fut préféré l'adoration d'un principe masculin, celui du génie italien de Hercule. Le feminin d’ Angizia Marsicana (qui a coïncidé avec la Anaceta Peligna) avait maintenant passé le relais à Hercule. Et il ya un rappel intéressant d'Ovide, qui vient à nous à travers la tradition roumaine (rappelez-vous qu'il termina sa vie comme exilé sur la Mer Noire à Tomi). Le savant Marin Mincu, dans son "Journal d'Ovide», Bompiani 1997, pag. Sulmona 228 ne le poète dit: "... Je me souviens avec nostalgie de mon enfance insouciante, quand Sulmona je tenais dans mes mains des serpents sur l'autel d'Hercule Curin”
La terrasse mantint également sa sainteté dans l'ère chrétienne: l'ermitage de Célestin V se place juste au-dessus du temple d'Hercule et qui a été avant même d’Angizia / Anaceta.
Le catholicisme, quand il s'est rendu compte qui aurait été fatale supplanter le paganisme des "luci " et des villages, des zones rurales et montagneuses, si’il aurait préféré l’antithèse idéologique plutot que le syncrétisme, qui est la première forme de médiation culturelle. Et sur les conseils d’ Augustin le catholicisme consacra à Dieu ceux qui avaient été les bosquets sacrés.
C'est pourquoi Dominic a pris les pouvoirs de Angizia, et donne la protection divine qui fut d’elle aujourd'hui aussi dans la Marsica , sur les hommes et les serpents.
C'est la fête des serpents, à Cocullo: les Ciaralli, les charmeurs de serpents qui répétent aujourd'hui les berceuses qu’Angizia apprit à leurs ancètres . On dit que quand les serpari chantent les serpents sortent et se laissent prendre. Une fete l où le christianisme et le paganism retrouvent leur code génétique commun qui fait revenir tant de gens chaque année pour toucher Angizia, le serpent et les vêtements du saint sur lesquelle il glisse en douceur. La fete est tenue de la première semaine de Mai : meme la période est ancestrale et se trouve très proche sinon égal, dans de nombreux domaines culturels, par exemple dans le monde celtique, où le 1er Mai, était célébrée la fête d'une divinité liée aux cultes des eaux et du serpent, Beltane, mais aussi d’Apollon le celtique, le Soleil Guérisseur.
Eau et Serpent , vie et connaissance, on les retrouve dans les cultes ancestraux de chaque peuple.
Angizia, de qui vient, peut-etre anguis, le serpent. Angizia qui avait vécu dans une grotte et avait appris l'art de connaître les bois et ses plantes médicinales, les préparations et le sérum pour soigner le poison des serpents.

Angitia, fille de Eeta, d'abord découvra les mauvaises herbes, et , dit-on, en les appellant, gérait de sa puissance
les poisons et attirait la lune du ciel , retenait avec des cris les rivières,
dépouillait les montagnes de la forêt.


Silius, Punicae, Livre VIII, 495-501

En tenant le droit de faire de la santé par la manipulation des Farmaka et la préparation des filtres et potions, des talismans et des amulettes, Angizia était un peux Circès et un peux Méduse. Mais doux, miraculeuse. Et ainsi, honorée par le don de bijoux et statuettes votives. Angizia était la sorcière, la magicienne, le docteur, dans ce substrat culturel populaire où il demeure sage compréhension et l'utilisation des dons de la nature sont presque magiques.
Aphrodite, Déméter, Angizia: la vie au pouvoir, la vie se manifeste dans la maternité, la vie qui revient.
Le sceau de Angizia retenus par le troisième siècle avant JC, représente les deux reptiles dans la main gauche. À San Benedetto des Marses est encore "ngizzia” le nom du serpent noir e “ ngizziare” est le nom qui indique la morsure des serpents.
La légende de la déesse antique vit toujours dans le creux de Fucino. Angizia vivait dans une grotte près de Pescina, et la nuit apparaît comme une matrone, grande, belle, avec un diadème de pierres précieuses sur sa tête. Elle aimait se promener sur le lac, duquel elle fut le génie tutélaire. Quand se levait la lune nouvelle elle s’alongeait lentement jusqu'à devenir éthérée et gigantesque en touchant avec sa couronne le ciel nocturne. Puis elle plongeait dans l'eau claire. Puis les Torlognes desséchaient le lac en volant la déesse de sa joie et elle devint triste.
Avant le tremblement de terre de 1915 qui a détruit la Marsique, et plusieurs fois encore, la légende veut qu’on l’ait vue en pleurant pour le malheur qui pesait sur son peuple.
Et aujourd’hui il y a encore quelque femme âgée qui porte le même nom de Angizia, avec la fierté de quelqu'un qui garde un secret, une ancienne puissance.

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Commentaire de Vincent Mespoulet le 31 août 2009 à 0:08
«Et je mettrai l'inimitié entre toi et la femme ..." Alors qu'il est écrit en tois biblìois .

La peur ancestrale a toujours accompagné la fascination incontestable pour tout ce qui se meut sur la terre et dans le cœur et l'esprit de l'homme.
Les serpents circulent à travers les mythes du monde entier, vous le savez.
Nous avons déjà que Héra avait envoyé des serpents pour tuer Hercule bébé. Et Méduse? Vous souvenez-vous de Méduse? Qu’est ce qu’elle tenait sur sa tête? Des serpents. Cheveux enchevêtrés comme une chevelure bouclée...
Même le serpent était un symbole du dieu grec de la médecine, Asclépios ou Esculape.
Les patients et les malades qui arrivaient à son temple pour demander la grâce de la guérison (plus ou moins comme aujourd'hui, nous avons les pélerinages dans les sanctuaires chrétiens) étaient placés dans un temple circulaire divisé en deux cercles concentriques: on dit que entre l'un d’entre eux était une fosse aux serpents, tandis que le patient restait là toute la nuit. Si la matinée il n’était pas mort par le poison, il était certainement guéri. Un verdict de Dieu ! La guérison accordée si cela valait la peine, sinon la communauté considérait que le patient n'avait pas mérité ....
Même Asclépios avait le pouvoir de ressusciter les morts ! Et après sa mort, Asclépios fut enlevé au ciel, où il est devenu la constellation. ... d’Ophiuchus, le Serpent.
Vous n’avez jamais regardé les portes de nos pharmacies modernes? Il y a toujours un serpent.
Ah oui, le mot pharmaka avait le double sens de médicaments et de poison.
Cela a-t-il à voir avec la magie? Phar .. maka / maga ... bah étranges associations que nous allons faire, non?
Dans la tradition biblique, le serpent est le diable, qui donna la pomme à Eve.
Mais avant de devenir un tentateur, le serpent était femme, un principe féminin. C'était la vie qui ne meurt jamais, mais ne change que de peau, parce qu'il avait volé à Gilgamesh l'herbe d'immortalité. Et encore il y avait plus longtemps il était la terre fertile, car il restait à l'abri sous terre tant que ses œufs n'étaient pas prêts.
Pour les premiers peuples qui ont cherché à façonner les réponses à leurs questions, la terre était la Grande Mère. Elle était appelée Isis et Déméter, Cérès (Kerres) et Aphrodite.
Et auprès d'elles ou dans leurs mains, souvent ils plaçaient le serpent.
Dans les Abruzzes italiques, pré-romaines, l'ancienne déesse qui incarnait la Grande Mère était appelée Maja et dans le territoire des Marses Angizia. Deux déesses, mais souvent mélangées en une seule figure. Lorsque la culture des Abruzzes de la période archaïque est entrée en contact avec le panthéon gréco-romain, la personnalité d’Angizia a été reconnue parmi les déesses "exotiques" :Vénus-Aphrodite et Déméter-Cérès.
Ces déesses donc n’ont pas supplanté le culte local d’Angizia, mais son culte est inscrit dans un dense réseau de références, d'allusions, de mystères. Parce que, dans chacune de ces divinités, ravivait le souvenir de la Grande Mère, la déesse de la mort, du cycle de la renaissance, détentrice des pouvoirs mystérieux de la femme, la mère de toutes les magies.

La Maja des Abruzzes est profondément différente de celle plus célèbre de la mythologie grecque. Chez nous, elle est l'épouse de Zeus et mère des dieux et des animaux, et, comme dans le chant de Lucrèce, elle avait un manteau couleur d’arc en ciel, et venant de Phrygie, elle arriva sur le sol des Abruzzes, où plus tard on fonda Ortona. Elle avait un cortège d'amazones aux grandes boucles d'oreilles et aux corps de géantes, transparentes comme le bleu de l'air. Dans ses bras elle avait son dernier fils, lui aussi grand et beau, gravement blessé lors d'un affrontement cosmique. Une lance avait transpercé son côté (cela ne vous rappelle rien ?) et ses beaux yeux noirs languissaient.
Pour échapper à ses ennemis, elle se cacha dans les bois déserts de la montagne, portant toujours dans ses bras le fils jusqu'à sa mort. Maia l'enterra sur le Gran Sasso, où il est encore aujourd'hui, le troisième pic à l'ouest, on peut voir le monticule. Elle a continué à vivre sur notre terre et quand elle mourut, les Amazones pensèrent que le tombeau naturel de la Grande Mère ne pouvait être que l’immense montagne qui a depuis pris son nom, Maiella.
Angizia semble venir de Phrygie, s'il est vrai qu’elle était Kirke, la charmeuse de serpents sœur de Médée. Angizia était aussi le nom de la ville des Marses dans laquelle elle était vénérée: Lucus Angitiae, le bois sacré où se trouvait son temple à terrasses, Angizia, ici dans les montagnes de la Majella, le rocher de Maja, au bord du lac de Fucino, aujourd'hui asséché.
Quand Rome étendit sa domination dans les Abruzzes, elle ne déracina pas les cultes locaux, mais elle posa les siens à côté d'eux, pour les englober. Ainsi, d’abord, Angizia fut appelée Bona Dea, la déesse de la prospérité et de la fécondité dont on ne pouvait pas prononcer le nom, connue et citée aussi comme Fortuna, Anna Perenna, Neriennes (Minerva), Pales, Cérès, Tellus, Dea Dìa ( Le printemps vif), Vesta. La Magna Mater, la Grande Mère: ainsi Saint Augustin dans La Cité de Dieu, De civitate Dei, VII, 16, nous informe que la Magna Mater était considérée comme Terre, Ceres, Juno.
Il y a confusion avec le mythe grec. Au Ve siècle, D.C. Servius a écrit que Médée était arrivée chez les Marruves sur le lac du Fucino: «C'est pourquoi on l'appelait Medea Angitia parce qu'elle enseignait les sorts pour étouffer les serpents." «Hic ergo populi Medeam Angitiam nominaverunt, ab eo quod eius Serpentes carminibus angerent”.
On disait aussi que Médée prit son fils, Marsius, dans le coeur de la région qui est appelé depuis Marsica, et à qui elle a appris des milliers de sorts et de charmes. Pour d'autres, Marsius est le fils de Circé (Kirke), mais c'est lui qui a enseigné aux Marses la domination sur les animaux et l'art de comprendre leur langue et être compris par eux. En fait, quand les Ciaralli, les Serpari, chantent, les serpents sont près de se faire prendre. Pline parle aussi de ces chants Marsicains, hérités de Médée, et Virgile dit que les Marses savaient souffler dans le corps d'un serpent, jusqu'à ce qu'il éclate.
Dans un second temps, l'adoration d'un principe masculin fut préféré, celui du génie italien de Hercule. Le feminin d’Angizia Marsicana (qui a coïncidé avec la Anaceta Peligna) avait maintenant passé le relais à Hercule. Et il y a un rappel intéressant d'Ovide, qui vient à nous à travers la tradition roumaine (rappelez-vous qu'il termina sa vie comme exilé sur la Mer Noire à Tomi). Le savant Marin Mincu, dans son "Journal d'Ovide», Bompiani 1997, pag. Sulmona 228 ne le poète dit: "... Je me souviens avec nostalgie de mon enfance insouciante, quand à Sulmona je tenais dans mes mains des serpents sur l'autel d'Hercule Curin”
La terrasse a conservé également son rôle sacré pendant l'ère chrétienne: l'ermitage de Célestin V se place juste au-dessus du temple d'Hercule; qui était lui-même auparvant celui d’Angizia / Anaceta.
Le catholicisme, quand il s'est rendu compte qu'il aurait été fatal de supplanter le paganisme des "luci " et des villages, des zones rurales et montagneuses, s’il avait préféré l’antithèse idéologique plutôt que le syncrétisme, qui est la première forme de médiation culturelle. Et sur les conseils d’ Augustin, le catholicisme consacra à Dieu les lieux qui avaient été les bosquets sacrés.
C'est pourquoi Dominique a pris les pouvoirs d'Angizia, et a donné la protection divine qui fut celle aujourd'hui aussi dans la Marsica, sur les hommes et les serpents.
C'est la fête des serpents, à Cocullo: les Ciaralli, les charmeurs de serpents qui répètent aujourd'hui les berceuses qu’Angizia avait appris à leurs ancêtres . On dit que quand les serpari chantent, les serpents sortent et se laissent prendre. Une fête où le christianisme et le paganisme retrouvent leur code génétique commun qui fait revenir tant de gens chaque année pour toucher Angizia, le serpent et les vêtements du saint sur lesquels il glisse en douceur. La fête sen déroule la première semaine de Mai : cette période elle-aussi est ancestrale et se trouve très proche si ce n'est identique, dans de nombreux domaines culturels, par exemple dans le monde celtique, où le 1er Mai, était célébrée la fête d'une divinité liée aux cultes des eaux et du serpent, Beltane, mais aussi d’Apollon le celtique, le Soleil Guérisseur.
Eau et Serpent, vie et connaissance, on les retrouve dans les cultes ancestraux de chaque peuple.
Angizia, de qui vient, peut-etre anguis, le serpent. Angizia qui avait vécu dans une grotte et avait appris l'art de connaître les bois et ses plantes médicinales, les préparations et le sérum pour soigner le poison des serpents.

Angitia, fille de Eeta, découvrit d'abord les mauvaises herbes, et, dit-on, en les appellant, gérait par son pouvoir les poisons et attirait la lune du ciel, retenait les rivières avec des cris, dépouillait les montagnes de la forêt.

Silius, Punicae, Livre VIII, 495-501

En tenant le droit de faire de la santé par la manipulation des Pharmaka et la préparation des filtres et potions, des talismans et des amulettes, Angizia était à la fois un peu Circè et un peu Méduse. Mais douce, miraculeuse. Et ainsi, elle était honorée par le don de bijoux et de statuettes votives. Angizia était la sorcière, la magicienne, le docteur, dans ce substrat culturel populaire où s'est conservée une sage compréhension et une utilisation des dons de la nature presque magiques.
Aphrodite, Déméter, Angizia: la vie au pouvoir, la vie qui se manifeste dans la maternité, la vie qui revient.
Le sceau de Angizia retenus par le troisième siècle avant JC, représente les deux reptiles dans la main gauche. À San Benedetto des Marses "ngizzia” est encore le nom du serpent noir et “ ngizziare” est le nom qui indique la morsure des serpents.
La légende de la déesse antique vit toujours dans le creux de Fucino. Angizia vivait dans une grotte près de Pescina, et l apparaît a nuit comme une matrone, grande, belle, avec un diadème de pierres précieuses sur la tête. Elle aimait se promener sur le lac, dont elle était le génie tutélaire. Quand se levait la lune nouvelle, elle s’allongeait lentement jusqu'à devenir éthérée et gigantesque en touchant avec sa couronne le ciel nocturne. Puis elle plongeait dans l'eau claire. Puis les Torlognes ont asséché le lac en volant sa joie à la déesse qui du coup devint triste.
Avant le tremblement de terre de 1915 qui a détruit la Marsique, et plusieurs fois encore, la légende veut qu’on l’ait vue en pleurant pour le malheur qui pesait sur son peuple.
Et aujourd’hui il y a encore quelque femme âgée qui porte le même nom de Angizia, avec la fierté de quelqu'un qui garde un secret, une ancienne puissance.
Commentaire de Vincenzina Pace le 29 août 2009 à 10:52
Dans le territoire des Venices circule encore une legende qui ira te plaire, je crois, celle de l'"anguana", la femme-serpent:
Un padrone sposò la sua serva.
Era un'anguana ma lui non lo sapeva.
Prima del matrimonio, lei gli disse:
" Tu devi promettermi di non toccarmi mai con il rovescio della mano".
"Se non vuoi che questo...", rispose, ma non le domandò nessuna spiegazione.
Il loro matrimonio era felice e nacquero due bambini.
Un giorno il marito ritornò dal lavoro presto e la donna
stava gramolando il pane, il viso tutto sudato.
L'uomo le si avvicinò e, con un gesto spontaneo,
le asciugò il viso con il rovescio della mano.
La donna scomparve. Il poverino restò solo con i bambini.
Quando a sera tornava a casa dal lavoro,
egli trovava i figli in buon ordine e sfamati.
"Come sono bravi", pensò tra se.
" La madre li aveva tirati su bene".
E non ci fece caso per un lungo periodo di tempo.
Poi gli venne un dubbio.
"Ma chi vi dà da mangiare?", chiese loro.
" La mamma" risposero e restò pensoso e muto.
Voleva conoscere la verità, ma aveva paura di scoprire quello che temeva.
Un giorno si decise e domandò ai bambini: "Ma dove si nasconde la mamma?"
"Sotto una pietra! "
La curiosità lo spinse, un giorno, a tornare a casa prima del solito.
Voleva vedere sua moglie, scoprire questo mistero.
Apre la porta, d'improvviso, e subito vede un serpente che saliva
sulla pietra del secchiaio e cercava di uscire dal buco.
Istintivamente gli fu addosso e con un legno l'uccise, come si fa in
simili casi e da quel giorno, trovò sempre i figli spettinati,
pieni di fame e la casa in disordine.

Un capitaine épousa sa servette.
Était un'"anguana" mais il ne le savait pas.
Avant le mariage, elle dit:
«Vous devez me promettre de ne jamais toucher le dos de ma main."
«Si tu ne veux pas que ça ...", dit-il, mais il ne demanda aucune explication.
Leur mariage fut heureux et ils eurent deux enfants.
Un jour, le mari rentra du travail précocement et la femme
pétrissait le pain, sa transpiration rivait sur visage.
L'homme s' approcha d'elle et, avec un geste spontané
essuia le visage de sa femme avec le dos de sa main.
La femme disparu. Le pauvre mari resta seul avec les enfants, qui restaient seuls chez eux
quand il était au travail.
Le soir quand il revenait
il trouvait que les enfants etaient nourris et en bon ordre.
«Comment ils sont bons, pensait-il à lui-même.
"La mère avait arraché bien.
Et passa longtemps
Puis lui vint un doute.
"Mais qui vous donne quelque chose à manger?" Demanda un jour
"Maman" ils disent et il resta pensif et silencieux.
Il voulait connaître la vérité, mais il avais peur de découvrir ce qu'il craignait.
Un jour, il se décida et demanda aux enfants: «Mais où se caches-elle votre mère?"
"Sous une pierre!"
La curiosité l' amena un jour à rentrer plus tôt que d'habitude.
Il voulait voir sa femme percer ce mystère.
Ouvre la porte, tout à coup, et voit tout à coup un serpent, salive
sur l'évier en pierre et il essaie de sortir du trou.
Instinctivement, était sur lui et le tua avec un bâton, comme cela se fait dans
ces cas et depuis ce jour, il trouva les enfants toujours non peignés
pleinement de la faim et la maison en désordre.
> swap
Commentaire de Vincenzina Pace le 28 août 2009 à 23:19
Je t'en remercie, Vincent, je sais bien que mon français n'est pas ortodoxe :) Il y a plein de raccordes et associations à faire et pas seulement entre les cultes pagans; je ne l'ai pas mis bien en évidence mais cette double déesse Maja/Angitia a des lien enocre plus profonds avec le Christianisme: tu as vu comme Maja porte son fils blessé dans ses bras jusqu'à la sepulture. Pas seulement une Madonne, donc, mais une Pitié, une Madonne Noire.... Ce que m'interet est retrouver tous les liens possibles entre réligions anciennes et actuelles :)
Commentaire de Vincent Mespoulet le 28 août 2009 à 16:20
c'est génial Vincenzina, vraiment génial, en correspondance on pourra parler des rapports de ton serpent marse avec le mythe fondateur chtonien d'Athènes, je te ferai un post dessus. Pour la figure de Méduse, tu te souviens des photos que j'avais prise dans la grande Citerne de Constantinople, à la base de certaines colonnes ? Je vais affiner ta traduction le plus vite possible !
Commentaire de Vincent Mespoulet le 28 août 2009 à 16:05
magnifique Vincenzina, je vais dégainer le traducteur automatique, je suis trop impatient... avant d'attendre ta traduction que je rewriterai, ne t'en fais pas. Merci pour ce nouveau beau cadeau !

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